Il progetto dell’euro digitale è stato al centro del primo convegno sulle valute digitali organizzato da Confindustria Cuneo. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, del sistema bancario, della ricerca e del mondo produttivo per discutere delle possibili conseguenze di una moneta pubblica digitale sui pagamenti di cittadini e imprese.
Una moneta pubblica per i pagamenti digitali
Il confronto ha riguardato soprattutto il ruolo che l’euro digitale potrebbe assumere nei negozi fisici e negli acquisti online. L’obiettivo indicato durante l’incontro è affiancare il contante con uno strumento emesso nell’ambito dell’Eurosistema, riducendo al tempo stesso la dipendenza dai circuiti di pagamento extraeuropei. Tra i temi affrontati figurano anche i costi per le imprese, la protezione delle persone vittime di frodi e la necessità di rendere il nuovo sistema abbastanza semplice da inserirsi nelle abitudini quotidiane.
Elena Boretto, direttore amministrativo finanziario di Confindustria Cuneo, ha spiegato che l’iniziativa nasce dalla volontà di offrire alle imprese un’occasione di informazione sulle caratteristiche, sui rischi e sulle opportunità delle valute digitali.
«Ci sembrava il momento giusto per fare il punto sulle valute digitali, sulle loro caratteristiche e sui rischi, ma soprattutto sulle opportunità per imprese, istituti di credito e cittadini europei»
Nel corso dei saluti introduttivi, Bartolomeo Salomone, vicepresidente di Confindustria Cuneo, ha collegato il progetto a un gesto comune come il pagamento di un caffè. Secondo Salomone, anche una spesa di piccola entità effettuata senza contanti contribuisce a rafforzare la dipendenza dai circuiti non europei, una delle ragioni per cui la Banca centrale europea sta lavorando all’introduzione dell’euro digitale.
La differenza rispetto a criptovalute e stablecoin
Uno dei punti affrontati a Cuneo è stato il rapporto tra strumenti diversi che spesso vengono riuniti sotto l’etichetta di valuta digitale. Jacopo Fracassi, ricercatore dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, ha distinto le criptovalute, caratterizzate da forti oscillazioni di valore, dalle stablecoin, che puntano a mantenere un valore stabile rispetto a un’attività di riferimento.
| Strumento | Caratteristica indicata al convegno |
|---|---|
| Criptovalute | Possono essere esposte a forti oscillazioni di valore |
| Stablecoin | Puntano a mantenere un valore stabile rispetto a un riferimento |
| Euro digitale | Moneta emessa e garantita dalla Banca centrale |
La distinzione, secondo Fracassi, riguarda soprattutto l’emittente e la garanzia. L’euro digitale sarebbe infatti una forma digitale di moneta della banca centrale, paragonata alle banconote per il carattere pubblico dell’emissione, ma trasferita su una nuova infrastruttura digitale. Non si tratta quindi dello stesso tipo di strumento delle criptovalute né di una stablecoin privata.
Autonomia strategica e uso quotidiano
Fabrizio Goria, giornalista de La Stampa e moderatore dell’incontro, ha inquadrato l’euro digitale anche come una questione di autonomia strategica e sovranità monetaria, oltre che di innovazione tecnologica. Per cittadini e aziende, il nodo sarà trasformare questi obiettivi in un sistema comprensibile, affidabile e sostenibile nei costi.
Il convegno ha quindi portato al centro del dibattito aspetti che riguardano l’adozione concreta del nuovo strumento: la possibilità di pagare nei negozi e online, la protezione in caso di frode e l’impatto sui costi sostenuti dalle imprese. Il progetto resta inserito nel lavoro della Bce e il confronto tra istituzioni, banche, ricercatori e aziende rappresenta una fase di approfondimento sulle sue caratteristiche e sulle condizioni necessarie per un eventuale utilizzo su larga scala.