Le smart TV sono diventate dispositivi connessi a tutti gli effetti, ma il loro funzionamento solleva interrogativi sulla quantità di dati raccolti e sulle modalità di conservazione. Il caso è tornato al centro dell’attenzione dopo un’analisi pubblicata su YouTube da Gamers Nexus, canale specializzato in informatica e videogiochi, dedicata ad alcuni televisori LG. Il video, pubblicato a settembre e arrivato a oltre 8,5 milioni di visualizzazioni, mostra secondo gli autori come determinati apparecchi possano acquisire registrazioni vocali e raccogliere informazioni sulla rete alla quale sono collegati.
Le contestazioni sollevate dall’analisi
Gamers Nexus sostiene di aver individuato registrazioni associate all’attivazione del riconoscimento vocale e di aver verificato che alcuni file sarebbero stati conservati in condizioni poco sicure. Gli autori affermano inoltre di essere riusciti ad accedere alle registrazioni sfruttando vulnerabilità del sistema. Il tema non riguarda quindi soltanto l’eventuale acquisizione dell’audio, ma anche la protezione dei dati una volta creati e memorizzati dal televisore o dai servizi collegati.
Nel corso dell’analisi viene citata anche la possibilità che alcuni televisori LG analizzino le reti Wi-Fi a cui sono connessi, ricavando informazioni sui dispositivi presenti. Si tratta di un aspetto distinto dall’ascolto tramite assistente vocale e che riguarda il modo in cui una smart TV osserva l’ambiente digitale domestico. Le conclusioni di Gamers Nexus hanno spinto altri media ad approfondire le pratiche di raccolta dati adottate nel settore.
«Le preoccupazioni non si limitano a un singolo marchio»
La frase è di Federprivacy, l’associazione che riunisce i professionisti italiani della privacy. L’organizzazione invita a considerare le smart TV come dispositivi sensibili alla sicurezza, non soltanto come apparecchi destinati alla riproduzione di contenuti. Un televisore con accesso a Internet può infatti interagire con account, rete domestica, microfoni, applicazioni e servizi pubblicitari.
La posizione di LG
LG ha risposto al video con una nota nella quale contesta alcune interpretazioni definite dall’azienda «idee sbagliate». Il produttore sostiene che i suoi televisori non registrino gli utenti «in modo continuativo», precisando che l’acquisizione audio avverrebbe quando viene attivata la funzione di riconoscimento vocale. Gamers Nexus, tuttavia, sostiene che alcune registrazioni analizzate rimangano disponibili più a lungo di quanto sarebbe necessario.
Il confronto mette in evidenza una differenza importante: da una parte c’è il comportamento dichiarato dal produttore, dall’altra l’analisi del funzionamento concreto di specifici modelli e configurazioni. Le conclusioni non possono essere estese automaticamente a tutti i televisori LG né a tutte le smart TV, ma il caso mostra quanto sia complesso per l’utente capire quali funzioni siano attive e quali dati vengano trasferiti o conservati.
Il ruolo del riconoscimento automatico dei contenuti
Oltre al riconoscimento vocale, molti televisori connessi includono l’ACR, acronimo di Automatic Content Recognition, cioè riconoscimento automatico dei contenuti. Questa tecnologia può analizzare ciò che viene visualizzato per identificare programmi, video o altre sorgenti. L’obiettivo indicato nel caso delle smart TV è creare profili dei gusti degli utenti e proporre pubblicità più mirata.
- Riconoscimento vocale: può comportare l’acquisizione di audio quando la funzione è attivata.
- ACR: analizza i contenuti visualizzati per ricavare informazioni sulle abitudini di visione.
- Rete domestica: secondo Gamers Nexus, alcuni apparecchi possono esaminare la rete Wi-Fi e i dispositivi collegati.
| Funzione o area | Questione sollevata |
|---|---|
| Riconoscimento vocale | Quando vengono create e per quanto tempo restano disponibili le registrazioni |
| ACR | Analisi dei contenuti visualizzati e profilazione pubblicitaria |
| Sicurezza del sistema | Protezione delle registrazioni e dei dati raccolti |
Il caso LG riporta quindi l’attenzione sulla trasparenza delle impostazioni e sulla sicurezza dei dispositivi presenti in casa. Per Federprivacy, il tema non è limitato a un singolo marchio: le smart TV devono essere valutate anche come strumenti capaci di raccogliere informazioni sull’ambiente domestico e sulle abitudini degli utenti.