ChatGPT avrebbe raggiunto un volume di ricerche sul web pari a circa il 20% di quello gestito da Google. Il dato è stato comunicato da Adam Fry, responsabile del prodotto consumer del chatbot di OpenAI, durante un’intervista con Alex Kantrowitz di Big Technology. La dichiarazione, rilanciata da Fry il 3 novembre 2026, offre una misura della crescita del servizio ma non dimostra, da sola, che ChatGPT detenga un quinto del mercato mondiale dei motori di ricerca.
Che cosa misura il 20%
Il punto più delicato riguarda il significato attribuito alla parola «ricerca». Su Google, il riferimento abituale è una query: l’utente inserisce una parola o una frase e riceve una pagina di risultati. ChatGPT, invece, è costruito attorno a conversazioni nelle quali una domanda può generare una consultazione del web, una risposta articolata e ulteriori richieste di approfondimento.
OpenAI considera ricerca ogni domanda che porta ChatGPT a cercare informazioni online. Non è quindi chiaro se il confronto utilizzi sessioni, singole domande, consultazioni effettive o un’altra unità di misura. Inoltre, non sono stati precisati nel dettaglio né il periodo considerato né il volume assoluto usato per il paragone con Google. Per questo il 20% va letto come una stima interna di OpenAI e non come una quota verificata da un organismo indipendente.
| Dato | Valore comunicato |
|---|---|
| Volume di ricerche ChatGPT rispetto a Google | Circa 20% |
| Utenti attivi mensili di ChatGPT | 1,2 miliardi |
| Crescita dichiarata negli ultimi due mesi | +200 milioni |
La crescita del chatbot
La stessa comunicazione descrive un’espansione molto rapida del servizio. ChatGPT avrebbe aggiunto 200 milioni di utenti negli ultimi due mesi, arrivando a 1,2 miliardi di account attivi su base mensile. Il numero si riferisce agli account che utilizzano il servizio nel corso del mese e non al volume delle sole ricerche web: sono quindi due indicatori diversi, che non possono essere sommati né messi automaticamente sullo stesso piano.
La crescita del chatbot modifica comunque il modo in cui le persone possono accedere alle informazioni. Al posto di una sequenza di collegamenti, l’utente può formulare una domanda in linguaggio naturale, aggiungere contesto e proseguire la conversazione. Questo modello è particolarmente distante dalla ricerca tradizionale quando la richiesta non riguarda un singolo dato, ma un problema da precisare attraverso più passaggi.
Google risponde con l’intelligenza artificiale
Il confronto arriva mentre Google sta investendo sempre di più nella propria AI Mode, la modalità che porta l’intelligenza artificiale dentro l’esperienza di ricerca. I due servizi stanno quindi convergendo su una stessa esigenza: interpretare domande più lunghe e restituire risposte sintetiche, invece di limitarsi a classificare pagine web.
- Il dato del 20% è una stima attribuita a OpenAI;
- la definizione di «ricerca» adottata da ChatGPT è diversa da quella tradizionale basata sulle query;
- la crescita degli account rafforza la concorrenza, ma non prova uno spostamento equivalente delle ricerche da Google a ChatGPT.
Per gli utenti, la distinzione è importante: un account attivo può essere usato per scrivere testi, generare immagini o svolgere altre attività senza avviare una ricerca sul web. Allo stesso modo, una conversazione con più domande potrebbe essere conteggiata in modo diverso rispetto a una singola interrogazione su Google. Senza una metodologia completa, il confronto descrive soprattutto la dimensione raggiunta dal prodotto secondo i parametri scelti dall’azienda.
La dichiarazione di Fry segnala comunque che la ricerca conversazionale non è più soltanto una funzione accessoria di un chatbot. OpenAI la presenta come una parte rilevante dell’utilizzo di ChatGPT, mentre Google sta integrando strumenti analoghi nel proprio motore. La competizione si sposta così dalla sola lista di risultati alla gestione dell’interazione, della continuità della conversazione e dell’accesso alle informazioni disponibili online.