Una procedura unica per autorizzare i veicoli autonomi e consentirne l’impiego in tutta l’Unione europea. È l’obiettivo indicato da Ursula von der Leyen durante il vertice WinWin di Bruxelles, che si è svolto martedì 3 novembre. La presidente della Commissione europea ha inserito il tema tra le priorità per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nell’industria.
La proposta punta a ridurre gli ostacoli amministrativi per le aziende che intendono utilizzare in un altro Stato membro una tecnologia già approvata. L’idea è evitare che ogni passaggio oltre il confine richieda nuove autorizzazioni nazionali, favorendo così lo sviluppo di prodotti destinati a un mercato europeo più ampio.
Un indirizzo politico, non una nuova norma
Il discorso di von der Leyen non ha istituito una procedura comune aggiuntiva e non ha indicato quando l’obiettivo potrebbe diventare operativo. L’Unione dispone già di un sistema comune di omologazione tecnica e di regole per i sistemi di guida completamente automatizzata, ma queste disposizioni non eliminano tutte le norme nazionali che disciplinano la circolazione e l’esercizio dei servizi senza conducente.
Un’eventuale autorizzazione condivisa dovrebbe inoltre rimanere legata alle condizioni nelle quali il sistema è stato verificato. L’approvazione, quindi, non equivarrebbe a un permesso di circolare senza limiti su qualunque strada europea.
| Elemento | Situazione indicata dalla Commissione |
|---|---|
| Obiettivo | Un’unica procedura di approvazione per l’UE |
| Ambito | Tecnologie per veicoli autonomi e servizi senza conducente |
| Stato | Indirizzo politico, senza nuovo meccanismo giuridico |
| Vincoli | Strada, area, velocità e ambiente operativo |
Il collegamento con i test transfrontalieri
La dichiarazione prosegue una linea già indicata nel piano automobilistico della Commissione del 2025, che prevedeva l’armonizzazione dei test sulle strade pubbliche e una maggiore facilità per l’utilizzo transfrontaliero dei veicoli autonomi. L’iniziativa dedicata alle prove oltre confine è partita a giugno con la partecipazione di 18 Stati dell’UE.
Dopo le adesioni annunciate a settembre, la Commissione indicava 22 Paesi partecipanti, inclusa la Norvegia. Il numero comprende quindi anche uno Stato che non fa parte dell’Unione, nell’ambito dell’iniziativa per coordinare le sperimentazioni.
Cosa cambierebbe per i produttori
Per i costruttori, una procedura più uniforme potrebbe significare poter proporre una tecnologia già verificata in uno Stato membro anche negli altri Paesi, senza affrontare ogni volta barriere amministrative aggiuntive. Resterebbero comunque da rispettare le condizioni operative associate all’approvazione: il tipo di strada, l’area interessata, la velocità e l’ambiente nel quale il sistema può funzionare.
- La proposta riguarda l’uso europeo di tecnologie già approvate.
- Non introduce automaticamente un’autorizzazione valida su tutte le strade.
- Non sono stati comunicati né uno strumento giuridico definitivo né una data di entrata in vigore.
Il tema riguarda anche l’Italia, ma il discorso non modifica al momento le regole applicabili nel Paese. Prima di una possibile estensione dei servizi senza conducente sarà quindi necessario definire il quadro giuridico e le condizioni con cui un’autorizzazione comune potrà essere riconosciuta nei diversi Stati.