Nel 2013 Ubuntu pensa al mobile e al cloud

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In meno di dieci anni, Ubuntu è diventato la più famosa variante desktop di Linux. Con la forte attenzione per l’interfaccia utente e l’usabilità, è facile capire perché Ubuntu sia diventato così popolare. Recentemente, gli sviluppatori sono passati dalle interfacce tradizionali a un’UI più semplice chiamata Unity. Il nuovo look, affiancato dall’integrazione della barra di ricerca Amazon sul desktop, hanno sollevato le critiche degli irriducibili di Linux. Mark Shuttleworth, fondatore di Ubuntu, ha spiegato i progetti di Ubuntu per il 2013.

Shuttleworth si rivolge ai suoi detrattori, dicendo: “Se siete stati a discutere sulle licenze del software per quasi 15 anni, allora probabilmente sareste stati d’accordo su tutto quello che ha preceduto Ubuntu”. In pratica, egli respinge i veri appassionati di Linux, dicendo che Ubuntu non è stato pensato per loro. Si è focalizzato invece sulla possibilità per Ubuntu di diventare accessibile al maggior numero di persone. Se l’obiettivo è creare un sistema operativo open-source per il mondo intero, non bisogna ora tradire quella comunità che ha reso Ubuntu il colosso che è ora.

Il milionario sudafricano spiega ancora che nei prossimi mesi lo sviluppo di Ubuntu si concentrerà sulla possibilità di entrare nel mondo dei tablet e degli smartphone (da cui Ubuntu mobile), e nello stesso tempo concentrandosi sul coloud computing. Se questo è ovviamente il modo giusto di procedere, non potrà che irritare qualche appassionato di Linux. Una minoranza di questi, tra utenti e sviluppatori, sono fermi all’idea (da anni ’90) che il desktop è il re, e che tutto dovrebbe concentrarsi attorno ad esso. Con questo tipo di mentalità, però, Linux non ha mai ottenuto un ruolo davvero sostanziale nel mondo desktop – anche se ha contribuito a rendere Android uno dei sistemi operativi più diffusi al mondo. L’idealismo alla base di Ubuntu non è mai stato applicato del tutto, ma si stanno facendo passi avanti in termini di usabilità.

Sarebbe ridicolo pensare di frenare lo sviluppo e la distribuzione di Ubuntu per compiacere alcuni arroganti “neckbeards”. Tuttavia, sarebbe bello se la ledership di Canonical non si mostrasse a sua volta così ostile verso di loro. Bisognerebbe piùttosto accettare la minoranza, mettendo in evidenza le reali possibilità e potenzialità della community di Linux. Dalla loro parte, i vecchi fan di Linux non potranno aspettarsi che Ubuntu si fermi per i loro capricci. Il mondo cambia, gente.

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