Stallman e la questione dei software gratuiti

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Richard Stallman, noto attivista a favore del software libero ha recentemente criticato Steam for Linux, scrivendo che “I software di gioco non gratuiti (così come tutti gli altri software non gratuiti) sono contrari all’etica perché negano la libertà degli utenti. Se vuoi essere libero, non devi installare software nonfree sul tuo computer” .

Il fatto che l’abbia detta Stallman, non implica che l’argomentazione sia necessariamente corretta – o che sia la migliore che avesse potuto fare.

Il diritto degli artisti di essere pagati per il proprio lavoro, anche se si tratta di software, deve essere difeso. Le persone che sviluppano le idee ed effettuano la programmazione, anche per le applicazioni più piccole, lo fanno con massimo impegno e passione. Il loro è un lavoro difficile, che richiede anni di preparazione, e il fatto che siano pagati per questo – o che impongano delle indicazioni su come il software va usato oppure no, non è poi così strano.

Come Linux ha dimostrato negli ultimi venti anni, con i software gratuiti si finisce per avere interfacce povere, software non del tutto completati, supporto quasi del tutto inesistente. Dietro i software a pagamento, invece, c’è il lavoro di tantissime persone e i guadagni economici permettono di ottenere programmi facili da usare e dalle prestazioni sempre maggiori.

Detto questo, va comunque apprezzato il suo impegno nel mettere in pratica ciò di cui parla, progettando software sempre più open per i prossimi anni. E, in via teorica, Linux potrebbe davvero essere il mezzo attraverso il quale realizzare il suo sogno. Tuttavia non è ancora così: oggi Linux occupa meno del 2% del mercato.

Il fatto è che le persone vicine al pensiero di Stallman sono già impegnate nella sua cause. Per gli altri, le argomentazioni devono essere più convincenti. Oppure i sostenitori del software libero dovranno andare incontro agli interessi e ai desideri degli utenti, al fine di “convertirli”. Sarebbe molto più improbabile il contrario, ossia che gli utenti si accontentino di software dalla qualità mediocre.

E, ammettiamolo, Linux ha la fama – forse immeritata – di essere limitato e difficile da usare. Ci vorrebbe, in ogni caso, un lungo lavoro, per far conoscere al pubblico i miglioramenti apportati negli ultimi anni.

Ad un ragazzo che si è stufato di Windows 8 e che, nello scegliere un’alternativa, opta per un sistema Linux (come Ubuntu o Linux Mint, bisogna offrire qualcosa di più o non cambierà mai. Il resto verrebbe da sé, anche grazie al passaparola. “Certo, è bello poter giocare con tutti questi videogiochi, ma i software di Linux sono liberi. Perché non provare questi che non si devono pagare, invece di sottostare alle restrizioni dei software a pagamento?”.

Insomma, il pubblico potrebbe apprezzare o no. Bisogna sempre scendere a compromessi, tra il costo della qualità e la convenienza di un software gratuito.

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